Juan Pablo Padrevita: l’uomo che ha trasformato la pizza in un ponte culturale tra Italia e America Latina
- Antonella Gramigna
- Luglio 31, 2026
- Cucina Italiana
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Dalle ricette della nonna alla fondazione di Scuola Pizzaioli, fino all’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia: la storia di Juan Pablo Padrevita dimostra come la pizza possa diventare uno straordinario strumento di cultura, identità e dialogo tra i popoli.
Ci sono persone che scelgono una professione e altre che abbracciano una missione. Parlare con Juan Pablo Padrevita significa incontrare qualcuno che ha trasformato la pizza in molto più di un’eccellenza gastronomica: un linguaggio universale capace di raccontare l’Italia, la sua storia e i suoi valori.
Da oltre vent’anni, attraverso Scuola Pizzaioli, promuove in America Latina la cultura dell’autentica pizza italiana, formando non solo professionisti, ma veri ambasciatori di una tradizione che affonda le proprie radici nella storia del nostro Paese. Un impegno che nel 2024 gli è valso la nomina a Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia, prestigiosa onorificenza conferita a chi contribuisce a diffondere l’immagine e i valori dell’Italia nel mondo.

Le radici: una storia di famiglia
Ogni grande progetto nasce da una storia personale. Quella di Juan Pablo Padrevita comincia in Argentina, in una famiglia che ha saputo custodire la memoria delle proprie origini italiane. «Essere nipote di emigrati italiani ha avuto un’influenza profonda sulla mia identità, sia personale che professionale. Sono cresciuto immerso nella cultura e nelle tradizioni che i miei nonni hanno portato con sé dall’Italia.»
I ricordi d’infanzia sono quelli di molte famiglie italiane: i pranzi condivisi, i racconti dei nonni e le pizze preparate dalla nonna nel forno a legna. Solo con il tempo, però, Padrevita comprende il valore di quell’eredità. «Da piccolo forse non ne comprendevo fino in fondo il significato, ma crescendo ho iniziato ad apprezzare sempre di più quei momenti vissuti in famiglia.»
La scomparsa della nonna segna una svolta. Nasce il desiderio di riscoprire le proprie radici e di restituire qualcosa al Paese da cui la sua famiglia era partita. «Ho sentito il bisogno di restituire qualcosa all’Italia.»
Da questa consapevolezza prende forma una passione sempre più profonda per la gastronomia italiana, studiata non solo come insieme di ricette, ma come espressione di una cultura. «Attraverso Scuola Pizzaioli cerco di trasmettere non soltanto un mestiere, ma anche i valori, la storia e le tradizioni che rendono la pizza uno dei simboli più rappresentativi dell’Italia nel mondo.»
Quando la pizza diventa cultura
Quando Juan Pablo Padrevita fondò Scuola Pizzaioli, la situazione era molto diversa da quella odierna. La vera pizza italiana era poco conosciuta in gran parte dell’America Latina e reperire informazioni affidabili era tutt’altro che semplice. «All’epoca non immaginavo quanto sarebbe cresciuta Scuola Pizzaioli, ma ero consapevole di una cosa: trovare informazioni attendibili sulla vera pizza italiana era molto difficile.»
Fu allora che comprese come il suo obiettivo non fosse semplicemente insegnare una professione, ma creare un ponte culturale. «Sentivo di poter avvicinare professionisti e consumatori a una tradizione autentica. Non stavo presentando un prodotto, ma una storia, una cultura e un simbolo dell’Italia.»
Quell’intuizione ha dato vita a una realtà oggi punto di riferimento per migliaia di pizzaioli in America Latina.
Alla domanda sul perché abbia scelto proprio la pizza, Padrevita risponde senza esitazione. «È il simbolo più conosciuto dell’Italia nel mondo e probabilmente quello con il maggiore potenziale per raccontarne la cultura.»
Per lui la pizza napoletana rappresenta il punto di origine di questa storia. «Non ho scelto la pizza perché era un prodotto di successo; ho scelto la pizza perché era uno straordinario strumento per raccontare l’Italia.»
L’autenticità non si copia, si comprende
Che cosa rende davvero autentica una pizza napoletana? Per Juan Pablo Padrevita la risposta va ben oltre una ricetta o un impasto ben eseguito. «Una buona pizza si può preparare in qualsiasi parte del mondo. Ogni città, e spesso ogni Paese, ha sviluppato una propria identità pizzaiola, e questo è un patrimonio da rispettare e valorizzare.»
Padrevita non mette mai le tradizioni in competizione. Al contrario, riconosce il valore delle diverse culture gastronomiche. Ma quando si parla di pizza napoletana introduce un elemento fondamentale: l’identità. «La vera pizza napoletana non significa semplicemente replicare una ricetta. Significa custodire una tradizione che attraversa generazioni, rispettando ingredienti, tecniche e gesti che raccontano una storia molto più grande della pizza stessa.»
È una visione che riassume in una frase destinata a diventare il manifesto della sua filosofia:
«L’autenticità non consiste nell’imitare una pizza, ma nel rispettarne l’identità.»
Conoscerne le origini, comprendere il valore delle materie prime e trasmettere la cultura che essa rappresenta: è questo il compito che Scuola Pizzaioli si propone. «Non vogliamo formare persone capaci semplicemente di riprodurre una pizza napoletana, ma professionisti che ne comprendano il significato più profondo e sappiano trasmetterne la tradizione.»
Tradizione e innovazione
Tradizione e innovazione vengono spesso presentate come due concetti opposti. Per Padrevita, invece, sono inseparabili.
«L’innovazione è fondamentale, ma non si può innovare davvero senza conoscere la tradizione.»
Una convinzione che supera il mondo della gastronomia e riguarda qualsiasi patrimonio culturale. «La tradizione non frena l’innovazione. Le dà credibilità.»
Per questo ogni percorso di Scuola Pizzaioli parte dalla pizza napoletana: non perché sia l’unica tradizione possibile, ma perché rappresenta l’origine di una cultura che ha dato vita alle tante espressioni della pizza italiana. «La tradizione non appartiene al passato: rappresenta il punto di partenza per costruire il futuro.»

Prima della tecnica viene il rispetto
Qual è il primo insegnamento che cerca di trasmettere ai suoi allievi? La risposta sorprende: non parla di farine, impasti o lievitazioni, ma di rispetto. «Rispetto per la tradizione, per gli ingredienti, per il lavoro di chi ci ha preceduto e per la cultura che ogni pizza italiana rappresenta.»
La tecnica si apprende con lo studio e l’esperienza. Più difficile è insegnare curiosità, umiltà e responsabilità. «In ogni corso cerchiamo di trasmettere qualcosa che va oltre la tecnica: la passione per l’Italia, per la sua cultura e per le sue tradizioni.»
È questa la differenza tra una scuola che insegna un mestiere e una scuola che forma persone.
La tecnica insegna il mestiere, la passione crea l’eccellenza
Per Padrevita la tecnica è il fondamento della professione, ma da sola non basta. «Una ricetta può essere insegnata, ma ogni impasto è diverso: cambiano la farina, l’acqua, il clima. Nessuna ricetta può prevedere tutto.»
È qui che entrano in gioco sensibilità ed esperienza. «Solo chi ama davvero questo mestiere ha la pazienza di osservare, capire e fare ogni giorno il necessario per ottenere il miglior risultato possibile.»
Per questo invita i suoi allievi a non smettere mai di imparare. «Ogni impasto insegna qualcosa di nuovo. La tecnica è il punto di partenza, ma è la passione che le dà continuità e la trasforma in eccellenza.»
Un patrimonio che appartiene al mondo
Il riconoscimento dell’Arte del Pizzaiolo Napoletano come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità da parte dell’UNESCO, nel 2017, ha rappresentato una svolta nella valorizzazione della pizza italiana. Per Juan Pablo Padrevita è stato soprattutto il riconoscimento di una visione portata avanti da anni. «Ha contribuito a far comprendere al mondo che la pizza napoletana non è soltanto un’eccellenza gastronomica, ma un patrimonio culturale fatto di storia, tradizioni, gesti e valori.»
Quando fondò Scuola Pizzaioli, la sua missione era già quella di diffondere questa consapevolezza. «Quel riconoscimento non ha cambiato la nostra direzione; ha dato ancora più forza a un percorso che avevamo già intrapreso.»
Oggi, attraverso corsi, eventi e competizioni internazionali, Padrevita osserva una crescente attenzione verso il valore culturale della pizza italiana.
Italia e Argentina: due tradizioni che dialogano
Il rapporto tra pizza italiana e pizza argentina viene spesso raccontato come una sfida. Padrevita preferisce parlare di dialogo. «La pizza argentina è il frutto dell’adattamento degli immigrati italiani agli ingredienti, ai forni e ai gusti locali. Ha costruito una propria identità e racconta una storia diversa.»
Per questo il suo obiettivo non è stabilire quale sia la migliore, ma far conoscere l’origine e il valore dell’autentica pizza italiana. «Il mio lavoro non è stabilire quale sia migliore, ma diffondere e valorizzare la cultura dell’autentica pizza italiana.»
Conoscere entrambe significa comprendere ancora più a fondo il legame storico e culturale che unisce Italia e America Latina.
Molto più di una competizione
Il Campionato Scuola Pizzaioli è oggi uno degli appuntamenti più importanti del settore in America Latina. Eppure, per il suo fondatore, la gara è solo una parte dell’evento. «La competizione è soltanto una parte, e forse non la più importante.»
Il vero valore nasce dall’incontro tra professionisti provenienti da Paesi diversi, che condividono esperienze, idee e amicizie. Dalle prime edizioni, con poche decine di partecipanti, il campionato è cresciuto fino a coinvolgere oltre cento professionisti e numerose categorie dedicate ai diversi stili della pizza italiana. «Molti tornano ogni anno non solo per competere, ma per ritrovare amici, confrontarsi con colleghi e continuare a imparare.»

Il Made in Italy come responsabilità
Parlando di ingredienti, Padrevita cita con rispetto le grandi eccellenze italiane – dal Pomodoro San Marzano DOP alla Mozzarella di Bufala Campana DOP e al Parmigiano Reggiano DOP – considerate espressione di territori e tradizioni uniche. «Il Made in Italy rappresenta un patrimonio straordinario che va difeso e valorizzato.»
Allo stesso tempo invita i professionisti a saper valorizzare anche le migliori produzioni locali, senza perdere di vista l’identità della pizza italiana. «Un bravo professionista deve essere capace di lavorare anche con eccellenti prodotti locali, sempre nel rispetto della tradizione e della qualità.»
Un riconoscimento che guarda al futuro
Nel 2024 Juan Pablo Padrevita è stato nominato Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia, una delle più prestigiose onorificenze conferite dalla Repubblica Italiana. «L’ho vissuto come un riconoscimento al lavoro svolto in tanti anni per promuovere la cultura della pizza italiana e, più in generale, l’italianità in America Latina.»
Più che un traguardo personale, lo considera una responsabilità. «Mi ha dato ancora più motivazione nel continuare questa missione.»
Il suo obiettivo resta quello di formare nuove generazioni di professionisti capaci di diventare autentici ambasciatori della cultura italiana.
La pizza come linguaggio universale
Al termine della conversazione emerge con chiarezza un pensiero: Juan Pablo Padrevita non ha dedicato la propria vita semplicemente alla pizza, ma a ciò che essa rappresenta.
Per lui ogni impasto custodisce una storia, ogni corso è un’occasione di dialogo e ogni allievo può diventare un ponte tra culture diverse. In un’epoca in cui la pizza è uno dei prodotti più diffusi al mondo, Padrevita ricorda che il suo valore non risiede soltanto nella qualità degli ingredienti o nella perfezione della tecnica. Risiede nella capacità di raccontare un’identità, tramandare una tradizione e creare relazioni tra persone e popoli.
È questa la missione che continua a portare avanti attraverso Scuola Pizzaioli: fare della pizza non soltanto un’eccellenza gastronomica, ma un autentico patrimonio culturale condiviso.
Juan Pablo Padrevita continua a ricordarci che la pizza prima di essere un alimento è una storia. Una storia fatta di persone, di territori, di tradizioni e di valori. Ed è proprio questa storia che, ogni giorno, continua a trasmettere attraverso Scuola Pizzaioli, trasformando ogni impasto in un ponte tra culture e ogni allievo in un ambasciatore dell’Italia nel mondo.


