Elisabetta Balzola, una torinese nel Michigan
- Piera Genta
- Luglio 19, 2026
- Interviste
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Dal Piemonte al Michigan, un percorso fatto di creatività, tradizione e imprenditorialità che ha conquistato gli amanti della cucina e del vino italiani
Quando Elisabetta Balzola arriva a Detroit nel 2014 insieme al marito e ai tre figli, il progetto è quello di seguire un trasferimento di lavoro. Torinese, studi allo IED, una carriera da illustratrice di libri per bambini e una grande passione per la cucina ereditata dalla famiglia, non immagina che pochi anni dopo aprirà due attività diventate un punto di riferimento per chi cerca cucina e vini italiani nell’area di Detroit.
Oggi a Troy gestisce Cucina Lab Torino, uno spazio dedicato alla cucina italiana e piemontese, e Vino Lab, wine bar ed enoteca specializzati in etichette italiane. Ma tutto è iniziato da una nostalgia molto semplice: quella per i sapori di casa.
Quando pensa alla Torino che si è portata dietro fino a Detroit, qual è la prima immagine che le viene in mente?
“Il Po, la collina e il profumo di Torino. Sono immagini che non mi hanno mai lasciata”.
Nella sua prima vita illustrava libri per bambini. C’è qualcosa di quel mondo che ritrova ancora oggi nel suo lavoro?
“Amo gli abbinamenti di colore e la cura dei dettagli. È una cosa che mi è rimasta e che porto anche in cucina”.
Seguire suo marito negli Stati Uniti è stato un atto d’amore, di coraggio o una rinuncia?
“Tutte e tre le cose. All’inizio non è stato semplice, ma questa esperienza mi ha resa più forte. Vivere all’estero ti costringe ad adattarti e a trovare risorse che non pensavi di avere”.
Quando è arrivata in Michigan ha capito subito che il cibo sarebbe diventato il suo lavoro?
“Cucinare mi è sempre piaciuto. Quando ho iniziato a preparare piatti italiani per amici e conoscenti mi sono accorta che c’era molta curiosità. La cosa più bella è vedere le persone emozionarsi davanti a un piatto perché ricorda loro un momento della vita o una persona cara”.
Che cosa le mancava di più dell’Italia?
“La famiglia, gli amici e naturalmente il cibo. Chi vive all’estero sa cosa significa trovare un vero prosciutto crudo o certi prodotti che fanno parte della quotidianità. Sono cose che ti fanno sentire meno lontano da casa”.
È da qui che nasce Cucina Lab Torino?
“Sì. Ho iniziato con un servizio di catering che si chiamava Cuciniamo Italiano. Poi ho capito che le persone non volevano soltanto mangiare, ma conoscere le storie dei piatti e degli ingredienti. Da lì è nato Cucina Lab Torino”.
Come lo descriverebbe?
“Non come un ristorante tradizionale. Mi piace pensarlo come un luogo dove si mangia e si sta insieme. Raccontiamo i piatti, i territori e le tradizioni da cui arrivano”.
Quanto conta il racconto del cibo?
“Molto. Mi piace spiegare da dove arrivano gli ingredienti e perché certi piatti si preparano in un determinato modo. Le persone sono curiose e fanno molte domande”.
Qual è il piatto piemontese che sorprende di più gli americani?
“Le acciughe. Quando le porto in tavola vedo sempre un po’ di esitazione. Poi quasi tutti cambiano idea. Anche la carne cruda all’albese all’inizio era difficile da proporre, oggi molto meno”.
Accanto a Cucina Lab è nato anche Vino Lab.
“Il vino è sempre stato una parte importante della mia cultura. Così è nato Vino Lab, un luogo dove si possono degustare vini italiani, acquistare bottiglie o semplicemente fermarsi per un calice e fare due chiacchiere”.
Che cosa trova chi entra da Vino Lab?
“Un ambiente informale. Si può arrivare senza prenotazione, assaggiare vini provenienti da diverse regioni italiane o prendere un gelato. È un posto dove le persone si sentono a proprio agio”.
Quali vini incuriosiscono di più il pubblico americano?
“Molti conoscono già Barolo o Brunello. Mi piace quando scoprono denominazioni meno note e piccoli produttori. È una parte del mio lavoro che trovo molto stimolante”.
I suoi figli lavorano con lei. Che ruolo hanno avuto in questa avventura?
“Sono il mio aiuto più grande. Li ho coinvolti in un progetto che all’inizio sembrava un po’ folle, ma hanno sempre creduto in me. Oggi continuano a darmi una mano quando serve”.
Suo padre era il dietologo Franco Balzola. Quanto ha influenzato il suo modo di cucinare?
“Molto. In casa si parlava spesso di alimentazione e benessere. Mio padre insisteva sull’importanza della stagionalità e della semplicità. Sono principi che cerco di seguire ancora oggi”.
Gli italiani all’estero cercano nostalgia o autenticità?
“Entrambe. Chi vive lontano dall’Italia prova nostalgia, inevitabilmente. Ma c’è anche il desiderio di ritrovare sapori autentici che spesso nel tempo sono cambiati”.
Che rapporto ha con Detroit?
“Mi piace perché è una città che ha saputo rialzarsi. Ha quartieri molto diversi tra loro e una forte personalità. È una città che va conosciuta”.
Ha mai avuto la sensazione di non essere presa sul serio come imprenditrice?
“È successo. Ma non mi sono mai fermata per questo. Anzi, mi ha dato ancora più determinazione”.
Quando ha capito di aver costruito qualcosa di suo?
“Quando ho aperto la mia attività. È stato il momento in cui ho realizzato che stavo creando una realtà indipendente”.
Se dovesse spiegare a un americano l’eleganza italiana, partirebbe dalla moda, dal design o dalla tavola?
“Da tutte e tre. Hanno in comune la cura dei dettagli e l’attenzione per la qualità”.
Che cosa significa per lei stare bene?
“Essere con le persone che amo attorno a una tavola, mangiando cose semplici ma fatte bene”.
Dopo tanti anni negli Stati Uniti si sente più torinese o un po’ americana?
“Torinese. Però vivere qui mi ha dato una mentalità più aperta e un modo diverso di guardare le cose”.
Quando entra nei suoi locali e vede persone che scoprono il Piemonte nel Michigan, che cosa pensa?
“Mi fa sorridere. Se ripenso alla ragazza che illustrava libri allo IED non avrei mai immaginato questo percorso. La vita a volte prende strade sorprendenti”.

