Pintauro, rilancio targato Francesco Bernardo

L’imprenditore immobiliare punta sulla tradizione e amplia gli orizzonti

Acquisire un marchio storico significa custodirne l’identità e proiettarlo nel futuro. È la sfida di Francesco Bernardo, imprenditore immobiliare che ha rilevato la storica Pasticceria Pintauro 1785, simbolo di Napoli e patria della sfogliatella.

Chi è Francesco Bernardo e come nasce l’idea?
«Opero nell’immobiliare, soprattutto nel centro storico di Napoli. Ho avuto l’occasione di visionare l’immobile di Pintauro e, da napoletano, ho subito colto il valore del luogo. In un momento in cui Napoli è meta turistica internazionale, ho visto la possibilità di dare continuità a un’icona cittadina».

Quanto conta l’immaginario oltre al prodotto?
«Molto. Pintauro è stato un precursore: ha creato un dolce diventato simbolo della pasticceria napoletana nel mondo. Partiamo dalla ricetta storica, ma vogliamo mantenerne vivo lo spirito innovativo con ricerca e valorizzazione della tradizione enogastronomica campana».

Espansione e nuovi mercati?
«L’unicità del luogo ci ha portati a concentrarci su Napoli. Qui è, e deve restare, un’esperienza irripetibile. Valutiamo però sviluppi in location iconiche, magari anche all’estero, perché il prodotto ha forte potenziale internazionale».

Quindi niente replica del format?
«Esatto: il punto vendita resta unico. Diverso è l’export del prodotto. Puntiamo su un canale B2B, con produzione sempre a Napoli in laboratori modernizzati, per una distribuzione selezionata, ma ampia».

Tradizione e innovazione come convivono?
«Con due anime: la tradizione affidata a Peppe Tomei, custode delle ricette da quarant’anni; l’innovazione guidata dal mio socio, Davide Piterà, sullo sviluppo prodotto. È lo stesso equilibrio originario di Pintauro. Inoltre, valuteremo spazi aggiuntivi per laboratori esperienziali e formativi, soprattutto per i giovani».

Che consiglio darebbe ad un giovane imprenditore?
«Servono visione e rispetto. Gli incentivi esistono, anche se ad oggi manca un sistema strutturato per i marchi storici. Investire in questi brand è una responsabilità culturale oltre che economica».

Cosa rappresenta per lei aver riaperto Pintauro?
«Un atto imprenditoriale e identitario. Valorizzare Pintauro significa tutelare un pezzo di Napoli e generare impatto culturale e sociale. Non è solo business, è responsabilità verso la tradizione».

Oltre il dolce: è un fenomeno culturale

Nel lessico vivo di Napoli, poche espressioni restituiscono con altrettanta immediatezza il senso di un’attrazione collettiva quanto «Tène folla Pintauro». Non è soltanto un modo di dire: è la sintesi di un fenomeno urbano, gastronomico e identitario che da oltre due secoli si rinnova quotidianamente nel cuore di via Toledo.
Al civico 275, Pintauro rappresenta infatti un unicum nel panorama della pasticceria storica italiana. Fondata nel 1785, è qui che la sfogliatella, così come la conosciamo oggi, prende forma grazie all’intuizione dell’oste Pasquale Pintauro. Da allora, il laboratorio di via Toledo si configura come un presidio di continuità produttiva e culturale, capace di attraversare epoche, mode e trasformazioni urbane senza mai smarrire la propria identità.
La traiettoria di Pintauro si intreccia con la storia stessa della città e con quella dei suoi protagonisti. La corte borbonica ne sancisce precocemente il prestigio, mentre figure come Maria Teresa d’Austria, la «regina triste» che si dice sorridesse nel mangiare la pastiera, contribuiscono ad alimentarne l’aura, legata non solo alla sfogliatella, ma anche ad altri capisaldi della tradizione dolciaria partenopea. Sul piano culturale, la consacrazione passa attraverso le parole di Matilde Serao che, nel 1896, ne celebra l’eccellenza sulle pagine de «Il Mattino», riconoscendone il valore ben oltre la necessità di promozione.
Il Novecento consolida ulteriormente il mito. Dalla citazione teatrale di Eduardo De Filippo, che inserisce le sfogliatelle di Pintauro nel tessuto narrativo della sua opera, fino alla ribalta cinematografica internazionale con Marcello Mastroianni e Jack Lemmon nel film Maccheroni di Ettore Scola, la pasticceria diventa un segno riconoscibile della napoletanità esportata.
In un’epoca di continue reinterpretazioni, Pasticceria Pintauro 1785 si distingue per una coerenza che diventa valore identitario. Il profumo della sua sfogliatella, lungo via Toledo, continua a custodire un simbolo di Napoli, mentre la folla ne testimonia una fedeltà che resiste al tempo.