Edoardo Trotta, imprenditore per passione

«ll mio sogno? Una festa in spiaggia per mille ospiti nel segno di Napoli»

Una passione che nasce per gioco e diventa il lavoro della vita. Si può racchiudere così l’attività di Edoardo Trotta, 55 anni, patron di Palazzo Petrucci a Posillipo. Un locale che ha in sé diverse anime: ristorante, pizzeria, lounge direttamente sulla spiaggia di Palazzo Donn’Anna, a Napoli.

Come ha cominciato?
«Sono un commercialista e con altri amici ho iniziato a occuparmi della parte contabile di un locale ristorativo. Dopo un anno, sono rimasto da solo perché ho pensato potesse essere più di un gioco, come inizialmente credevamo. E dopo venti anni sono ancora qui con l’entusiasmo di un ragazzino desideroso di guardare con fiducia e coraggio sempre avanti».

La sua famiglia la supporta?
«Diciamo supporta e sopporta. La mia seconda moglie Cristiana mi è sempre accanto: con lei condivido scelte e ascolto pareri, abbiamo una bambina di 8 anni e ho un’altra figlia di 18. Per me la famiglia è fondamentale, si tratta di radici ma anche e soprattutto di prospettive future».
Un sogno nel cassetto?
«Realizzare un evento a Palazzo Petrucci coinvolgendo mille persone tra la spiaggia e i tre piani del locale. Immagino di giorno Posillipo come Copacabana, un evento che sia di Napoli e per Napoli. Siamo arrivati qui e stiamo creando quella che si definirebbe “una bella storia”. Abbiamo liberato già la spiaggia con i ricorsi vinti e guardiamo con fiducia al bando per la concessione di un lido che ci permetterebbe di offrire, sempre sulla spiaggia, i servizi di ristorante, pizzeria e lounge bar».

Che consiglio dà ai giovani?
«Studiare, formarsi, perseverare negli obiettivi, seguirli, non arrendersi. Usare tanto la testa e ascoltare il cuore. Nelle mie scelte senza dubbio metto la testa, ma con le intuizioni del cuore, che ti dà la sensibilità necessaria per fare la differenza. Con la testa possono arrivarci tutti, con il cuore solo chi sente determinate cose».

Quale il ricordo più gratificante?
«Non uno, tanti. In questi ultimi anni abbiamo avvertito sempre di più l’urgenza di offrire idee al nostro territorio e lo facciamo grazie ad iniziative che uniscono buon cibo e buon bere a progetti benefici a sostegno di prestigiosi enti sociali e fondazioni scientifiche, come ad esempio Telethon».

La cucina italiana cosa ha ancora da dire?
«Con le sue specificità regionali che la rendono famosa in tutto il mondo è leader ed ora, con il riconoscimento Unesco, assume un rilievo ancora più importante. Si sta tornando comunque alla semplicità, ad un modello in cui le lavorazioni sono senza fronzoli, per esaltare accanto alle materie prime origini e tradizioni. E in questo, la cucina mediterranea e napoletana hanno da raccontare tantissimo».