La pizza all’avanguardia ha conquistato il Giappone
- Aniello Sammarco
- Agosto 3, 2026
- Interviste
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La storia di Giuseppe Errichiello, dalla decisione di lasciare l’Italia al trionfo al 50 Top Pizza Asia-Pacifico
A soli 22 anni Giuseppe Errichiello ha lasciato l’Italia per realizzare un sogno: forte dell’esperienza maturata già a partire dai 12 anni e approfondita a partire dai 16, quando ha deciso che quello sarebbe stato il suo lavoro, ha deciso di trasferirsi in Giappone per diffondere la pizza napoletana in terra nipponica. Quali ritiene siano state le tappe più importante del suo importante percorso professionale?
«Sicuramente l’inizio da ragazzino in pizzeria con il signor Angelo e zio Tonino, che mi hanno insegnato il rispetto per l’impasto e mi hanno tolto dalla strada. Poi il mio arrivo definitivo a Tokyo il 6 novembre 2006, che considero il mio vero “compleanno del riscatto”. Un’altra tappa fondamentale è stata l’apertura della mia prima “Pizzeria Da Peppe-Napoli stà ca’” nell’ottobre 2011, partita in mezzo a tanti debiti. Infine, la recente apertura del RistoPizza ad Azabudai Hills, che è diventato il mio teatro per la pizza d’avanguardia».


Ha lasciato l’Italia giovanissimo per trasferirsi a Tokyo e inseguire il sogno di diffondere la pizza napoletana oltre i confini del vecchio continente. Cosa l’ha spinta a fare un balzo tanto importante, che alla fine ha dato risultati sicuramente più che lusinghieri?
“Ad essere sincero, all’inizio sono partito per amore di Ayumi, una ragazza giapponese che avevo conosciuto, e soprattutto per lasciarmi alle spalle una vita difficile ad Afragola. Avevo fame di sogni, di lavoro e volevo costruirmi un futuro nuovo a mani nude. Nel 2014 ho divorziato da Ayumi – lei rimarrà sempre la madre di nostro figlio – ma la mia felicità oggi è rappresentata da Stefania, la mia moglie napoletana, con cui condivido le gioie e anche i dolori. Il Giappone mi ha offerto l’opportunità di salvarmi la pelle e io l’ho afferrata mettendo le mani nella farina”.
Può indicare tre «ingredienti» che hanno caratterizzato la «ricetta» che l’ha portata all’attuale standard di qualità e notorietà?
“Il primo è la fame: non solo quella di pane, ma la fame di riscatto e dignità che ti insegna a reagire sempre a ogni caduta. Poi c’è la disciplina giapponese, che mi ha insegnato la pazienza e a sopportare i momenti duri senza lamentarsi. Infine, il terzo “ingrediente” è l’orgoglio per la mia identità, perché io sono orgogliosamente napoletano e ho sempre stampato nel cuore che “Napoli stà ca’”.

Parliamo ai giovani che sognano di sfondare ma spesso si scoraggiano di fronte alla prima difficoltà: ha mai registrato sconfitte nell’arco della sua importante esperienza?
“All’inizio a Tokyo sono stato trattato male e persino sabotato da un collega che metteva troppo sale sulle mie pizze per farmi licenziare. Anni dopo ho rischiato il fallimento per aver perso di vista i conti aziendali e la banca mi ha chiuso i rubinetti. Per salvare la mia attività e pagare i debiti ho dovuto vendere in blocco la mia intera collezione di orologi Rolex a cui tenevo tantissimo. Ai giovani dico che le cadute fanno parte del gioco, ma se lavori onestamente ti rialzi sempre”.
Cosa vorrebbe che dicessero i critici parlando della pizza di Giuseppe Errichiello?
“Vorrei che la definissero un’esperienza sensoriale e artistica. Nel mio menu amo unire la tradizione verace napoletana con l’innovazione giapponese, usando ingredienti che spiazzano come il nero di seppia o i ricci di mare e fragole. Vorrei che i critici dicessero che la mia pizza d’avanguardia racconta una storia a ogni morso e fa divertire chi la mangia”.
A proposito di successi, lei quest’anno ha conquistato la vetta nella prestigiosa 50 Top Pizza Asia-Pacifico con il suo «RistoPizza by Napoli sta ca’». Cosa rappresenta questo nuovo traguardo?
“È un’emozione pazzesca! Vincere il premio come miglior pizzaiolo 50Top Pizza Asia-Pacifico 2026 è la prova che tutti i sacrifici ripagano sempre. Questo traguardo rappresenta il successo della mia visione al RistoPizza. Conferma che osare con piatti fusion contemporanei, unendo l’anima di Napoli con il cuore del Giappone, è stata la scelta giusta”.
Il successo nel vostro campo non è mai del singolo ma di un gruppo di lavoro. Come seleziona i suoi collaboratori?
“Quando parlo con le nuove leve, chiedo sempre: “Vuoi fare il pizzaiolo per amore o per campare?”. Cerco ragazzi che abbiano una dedizione totale e tantissima pazienza. Questo lavoro ti toglie i weekend e gli orari normali, quindi devi amarlo infinitamente. Voglio collaboratori a cui brillino gli occhi di passione, perché il banco è la nostra identità e il forno è la nostra verità”.
Chiudiamo guardando al futuro: quali sono i progetti nell’immediato?
“Io tengo sempre fame – sorride – Non mi fermo qua! Sto lavorando per ampliare le collaborazioni nel sud-est asiatico, con progetti in Corea, Taiwan e Vietnam. Inoltre, continuo a studiare le tecniche dei grandi chef del mondo per imparare dai miei errori e crescere sempre di più come leader per la mia squadra”.



